
Cari amici,
La solidarietà si traduce propriamente in fraternità quando a praticarla sono dei credenti in Cristo. Per questo la Chiesa diocesana di Torino si occupa del Sud del mondo e delle sue potenzialità, dei suoi abitanti e del loro problemi, con lo spirito di chi si sente fratello.
La solidarietà è cosa buona che fa crescere rapporti di scambio, riequilibra le ingiustizie. La fratellanza è la condivisione che giunge alla donazione senza alcuna contropartita, perché ci fa riconoscere reciprocamente figli di un unico Dio.
La fraternità è anche il primo elemento di manifestazione di una comunità di fede: Paolo l’apostolo fu illuminato dai suoi ricordi e della sua riflessione, che lo portarono a incontrare il Cristo. Ma divenne testimone instancabile dopo che fu accolto nella comunità come fratello, non più temuto.
Risiede qui il legame fra le azioni concrete di condivisione e il fatto che le compiamo come effetto della comunione nella Chiesa. Buone tutte le iniziative, le campagne, le maratone televisive che illuminano la nostra consapevolezza di risiedere nella “parte ricca” e ci chiedono di cooperare a un progetto o a un insieme di progetti. Ma ai credenti è chiesto di fare un passo oltre: cambiar vita per non generare la povertà di altri. Per questo la nostra fraternità trova il suo apice nel tempo di Quaresima.
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(Pr 19,17)
“Donare”: si fa in fretta a dirlo... non idolo E poi per donare bisogna possedere: possibilmente tanto, per non correre il rischio di avere poi delle difficoltà. Allora è meglio essere cauti, è meglio prima pensare a se stessi e poi...continuare a pensare più intensamente a se stessi. Penso sia questa la mentalità che è alla base di un certo mondo economico-finanziario che produce tante situazioni disastrate e disastrose presenti tra noi e un po’ ovunque sul pianeta terra.
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I “grandi piani di sviluppo” manifestano spesso il loro carattere invasivo nei confronti delle popolazioni beneficiarie, nei Paesi poveri come in quelli ricchi, quando non rivelano un interesse diverso da quello dichiarato. Il SDTM rimane fedele all’idea che anche il “grande sviluppo” del Sud del mondo non possa che essere autodeterminato a partire da “micro-interventi”.
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